Sensibilità Chimica Multipla e Istituto Superiore di Sanità
24 Martin Pall ha spiegato con chiarezza i meccanismi fisiologici alla base dell’efficacia di queste pratiche apparentemente esoteriche: esse riducono l’ansia e con essa l’eccitazione dei recettori NMDA – che, in questi pazienti, sono iperattivati – contribuendo così a diminuire lo stress ossidativo intracellulare (24). E se Abba Terr e i suoi colleghi potevano non avere queste conoscenze, gli esperti del GdL, diciannove anni dopo, avevano a disposizione molti studi in grado di fornirle. Perché hanno deciso di ignorarli? In conclusione, le due affermazioni con cui Abba Terr chiude il Position Paper si basano su studi che non rispondono agli standard richiesti dalla ricerca scientifica ma, nonostante ciò, i risultati di questi studi sono stati usati in tutte le review a sostegno della teoria psicogena, e continuano a essere usati ancora oggi. Gli studi psichiatrici che supportano la tesi psicogena nel documento ISS Probabilmente consapevoli che la pur autorevole opinione dell’American College of Physicians non era sufficiente a supportare la patogenesi psichiatrica della MCS, i componenti del GdL hanno inserito nei riferimenti bibliografici del loro documento ben 13 studi di psichiatri che la sostengono e 2 studi sperimentali di medici del lavoro, che non si sbilanciano. Fra i 13 studi, 4 avevano già subito una valutazione negativa da parte di recensori autorevoli: 3 appartengono al gruppo degli studi esaminati da A. Davidoff e L. Fogarty (lo studio di Stewart & Raskin (1985) già menzionato, 1 studio di G. E. Simon e coll. del 1990 e 1 studio di D.W. Black del 1990) (13) (25) (26), mentre il quarto è uno studio di H. Staudenmayer e il recensore è M. Pall (27). Proprio questo studio verrà presentato per ultimo, assieme all’altro lavoro dello stesso autore che il GdL ha inserito nella bibliografia, perché fa parte dei due studi “specchio” di cui il primo vorrebbe dimostrare che la MCS non è di origine tossica e il secondo che è di natura psichiatrica. Dei rimanenti 9 studi, presenterò i riassunti e alcune considerazioni personali. In chiusura, analizzerò anche i due studi clinici a opera di medici del lavoro. Fra tutti, il più importante è sicuramente quello che Patricia J. Sparks ha scritto assieme ad altri sei importanti co-autori 13 . Il titolo è Multiple Chemical Sensitivity Syndrome: A Clinical Perspective (II. Evaluation, Diagnostic Testing, Treatment, and Social Consideration s) (23). Si tratta del secondo di due studi, pubblicati uno di seguito all’altro sul numero di novembre del “ Journal of Occupational Medicine ” (JOM) del 1994, che costituisce la seconda parte di un grande e ambizioso lavoro di ricerca. Almeno nelle intenzioni della prima autrice, avrebbe dovuto raccogliere e integrare fra loro tutte le conoscenze acquisite sulla IEI/MCS, e restituire una concezione condivisa su patogenesi, criteri valutativi, percorsi diagnostici e terapeutici, e orientamenti da dare alla ricerca. Purtroppo, l’obiettivo non è stato raggiunto e perciò lo scritto, che parte da un’ampia revisione della bibliografia disponibile, si presenta invece come un insieme di concetti e messaggi eterogenei e contraddittori, tanto che, alla fine, il lettore rimane 13 I co-autori non sono collaboratori della Sparks, ma colleghi di pari grado tra cui spiccano Donald W. Black, Abba I. Terr e Gregory E. Simon, a cui si aggiungono William Daniell, Howard M. Kipen e Leonard C. Altman.
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