Sensibilità Chimica Multipla e Istituto Superiore di Sanità
25 perplesso e disorientato. In certi punti, infatti, si avverte un atteggiamento empatico nei confronti dei pazienti MCS e traspare la convinzione che la malattia sia di origine tossica; in altri, si afferma esplicitamente che è un disturbo psichico ed è infine questa seconda posizione a prendere il sopravvento. Nel loro libro Sensibilità alle Sostanze Chimiche – Allergie, intolleranze e reazioni all'esposizione anche a piccole dosi di sostanze chimiche presenti nell'ambiente in cui viviamo, N. Ashford e C. Miller hanno segnalato queste contraddizioni : « C’è una sorta di braccio di ferro che percorre l’intera prima parte 14 tra il tenere in giusta considerazione qualsiasi meccanismo e ciò che è il punto finale della trattazione, che viene definitivamente chiarito nella seconda parte, e cioè una forte preferenza per le origini psicogene. L’incoerenza fra la prima e la seconda parte è evidente in questa affermazione tratta dalla prima parte: “Poiché nessuna delle eziologie prospettate viene universalmente accettata sulla base delle evidenze scientifiche, l’aderenza dogmatica a una spiegazione piuttosto che a un’altra è impropria come base di trattamento dei pazienti con MCS” » . Ashford e Miller notano che Sparks e coautori « violano apertamente il loro stesso ammonimento, quando raccomandano l’intervento psichiatrico o psicologico come unico e appropriato percorso di trattamento » (5) 15 . La disomogeneità dell’articolo rispecchia evidentemente il disaccordo fra gli autori, perché la Sparks ha dovuto aggiungere la seguente postilla: « Anche se il consenso sull’ approccio alla valutazione clinica dei pazienti con MCS è stato generale, l’accordo fra i contributori e i revisori non è stato raggiunto su ogni punto ». Date le contraddizioni che contiene, lo studio, nel suo insieme, non poteva ispirare il documento dell’ISS, che si propone come senza contraddizioni. Tuttavia, era così ricco di spunti che il GdL ha deciso di farvi riferimento più volte: anzi, ne ha copiato un pezzetto qua e uno là. È infatti in questo articolo che si trova la frase con la rassicurazione che l’MCS non è grave – « Senza negare la verità dei sintomi, il paziente deve essere rassicurato che l’MCS non è associata a malattie progressive o mortali » – e quella con l’ammonimento nei confronti delle terapie non ortodosse: « Certi pazienti hanno tentato di seguire trattamenti strani [ … ] Senza giudicare le motivazioni che spingono i pazienti a cercare tali terapie, è responsabilità del medico metterli in guardia circa la loro mancanza di efficacia » 16 . La Sparks enfatizza la raccomandazione, già presente nel Position Paper , di effettuare tutti gli esami diagnostici necessari a escludere la presenza di qualunque patologia che potrebbe spiegare anche solo parzialmente la sintomatologia. Anche questa indicazione sarà seguita dal GdL, il quale – ripeto – eviterà accuratamente di proporre qualunque indagine finalizzata a rilevare la presenza di stress ossidativo, aumento delle citochine infiammatorie, diminuzione degli enzimi detossificanti e stato dei geni che codificano per questi ultimi. Tuttavia, l’articolo contiene anche qualcosa di unico nel suo genere, la dichiarazione esplicita delle ragioni che spingono la classe medica ortodossa, in particolare i medici del lavoro e quelli legati alle assicurazioni, a rifiutare l’origine tossica 14 Si riferisce al primo dei due studi pubblicati che ha lo stesso titolo del secondo – Multiple Chemical Sensitivity Syndrome: A Clinical Perspective – e come sottotitolo: Case Definition, Theories of Pathogenesis, and Research Needs . 15 Pag. 284. 16 Come vedremo più avanti, nel 2003 Pamela Reed Gibson fornirà dati precisi sull’efficacia dei vari trattamenti.
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