Sensibilità Chimica Multipla e Istituto Superiore di Sanità
50 CONCLUSIONI Il documento prodotto dal GdL, oggetto di questo studio, costituisce il fondamento “scientifico” della sentenza emessa dal CSS il 25 settembre 2008 che, a nome del Ministero della Salute, sancisce che la IAARC/SCM è un disturbo psicologico. Sulla base dei dati e delle argomentazioni in esso contenute, il Ministero ha privato migliaia di persone – purtroppo le persone affette non sono poche – di qualunque forma di assistenza e cura, e ha reso loro impossibile de facto l’accesso alle strutture sanitarie. Non ha altresì preso in considerazione l’ipotesi di una prevenzione, né si è posto il problema della possibile esistenza di un legame fra questa patologia e le molte altre che costituiscono la galassia delle malattie croniche che affliggono il mondo occidentale, in cui l’inquinamento da sostanze chimiche è un fattore eziologico importante. Il documento del GdL non è scientifico. A una lettura superficiale o approfondita, appare come lo sciatto elaborato di uno studente svogliato o, volendo essere benevoli, la bozza incompleta di un lavoro in fieri. Certo non ha la veste di un documento elaborato da un gruppo di esperti. È impreciso, incompleto e tendenzioso, e l’unico aspetto rigoroso che presenta è la cura con cui viene evitato ogni riferimento alla possibile natura organica della TILT. Approssimazione, omissioni e tendenziosità – vista la levatura dei membri del GdL – non possono essere considerati frutto di superficialità, ma la conseguenza di un preciso atto di volontà. Non può essere considerato un caso il fatto che nessuno dei medici che si occupavano di MCS in Italia non abbia fatto parte del gruppo di esperti convocati dall’ISS, e che nessuno sia stato neanche invitato a un’audizione. Non è un caso nemmeno che si sia scelto di non approfondire lo studio della letteratura che si occupava di eziopatogenesi e terapia, anche se la domanda del Ministero verteva proprio su questo. Non è un caso, poi, che non sia stata citata l’unica definizione della sindrome che non si sofferma sulla “sensibilità”, ma che fa riferimento a un “danno” da sostanze tossiche. Infine, non può essere un caso che gli studi scientifici riportati siano quasi tutti psichiatrici, e che tra questi si siano scelti esclusivamente quelli di coloro che sostenevano l’ipotesi psicogena della sindrome, anche se c’erano colleghi autorevoli che esprimevano un parere contrario. Quale può essere la ragione? La risposta l’abbiamo già trovata nel lavoro citato di P. J. Sparks, là dove si legge: « Abbassare gli standard di sicurezza attuali solo per proteggere i più sensibili sarebbe un carico economico superiore a quello che la società sarebbe disposta a sopportare ». Questa linea di pensiero è stata sposata completamente dal GdL: dopo aver affermato che non esistono evidenze a supporto dell’utilità di evitare l’esposizione a sostanze chimiche, aggiunge a corollario che « è cosa, peraltro, praticamente impossibile nella nostra società ». Le asserite insostenibilità economica e impossibilità di risolvere il problema giustificano quindi sia la rinuncia ad affrontarlo che l’abbandono delle persone “sensibili” al loro destino, al massimo con l’offerta benevola di un supporto psicologico. La psichiatrizzazione della malattia ne è però il facile passo successivo. Ann Davidoff, Allen Frances, Pamela Gibson, Martin Pall e molti altri clinici e studiosi non si stancano di ricordarci quante volte, nella storia, la medicina abbia nascosto la sua ignoranza scaricando la colpa di malattie sconosciute sui pazienti, soprattutto se ad essere colpite erano donne: sta accadendo oggi, per la maggior parte delle persone colpite da la TILT.
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