Sensibilità Chimica Multipla e Istituto Superiore di Sanità
53 Nota finale a cura dell’autrice Aggiungo queste considerazioni finali in risposta alle sollecitazioni di alcuni amici che, dopo essersi complimentati per il mio lavoro, mi hanno domandato se non ritenessi opportuno menzionare gli articoli sull’MCS pubblicati recentemente su riviste dell’ISS. Confesso che non avevo intenzione di farlo: avevo lavorato al documento del GdL con lo scopo di mostrare la fallacia della tesi psichiatrica che esso subdolamente sostiene ed ero sicura di aver raggiunto il mio obiettivo. Non avevo null’altro da aggiungere, ma ho compreso che questa mia nota aveva per loro un’importanza etica, quasi simbolica. Perciò, ho accettato di accogliere la richiesta. Per poter fornire a loro – e anche a me stessa – un’analisi succinta, ma precisa, ho recuperato gli studi usciti dopo il 2008 e ho riletto quelli provenienti da enti pubblici. Si tratta di uno studio del 2013 condotto da alcuni ricercatori dell’INAIL (1) e di tre articoli i cui autori sono ricercatori dell’ ISS: una revisione della letteratura sulla MCS a cura di Sabrina Rossi e Alessio Piditis (2) e i due articoli a cui facevano riferimento i miei amici, ovvero un “Commentario” pubblicato sugli Annali dell’ISS nel 2019 a cura di Sabrina Rossi, Nicola Vanacore e Pietro Comba (3) e il recente lavoro in cui la Rossi è unica autrice, uscito a maggio su Rapporti ISTISAN (4). Premetto che si presentano tutti come studi ben fatti e che non li analizzerò con l’occhio del revisore scientifico. Piuttosto, cercherò di cogliere il messaggio che trasmettono. Nell’articolo dell’INAIL, dopo aver presentato una revisione della letteratura sulle caratteristiche dei vari ambienti e sulle categorie di persone più a rischio, gli autori ammettono la mancanza di consenso sulla eziopatogenesi dell’MCS, nonché le difficoltà nel diagnosticarla, ma non ne negano la natura organica. Elencano le categorie di inquinanti che, in base alla letteratura, risultano coinvolti nella patogenesi e, contrariamente da quanto asserito dal GdL, affermano che è importante non esporre le persone colpite alle sostanze incriminate. Aggiungono: “ Poiché questo tipo di esposizione sembra essere associata con l’MCS, la sua riduzione potrebbe aver un impatto preventivo più ampio, anche per la popolazione in generale. Molte delle sostanze chimiche coinvolte hanno una dubbia utilità sociale, per cui ridurre il loro uso è raccomandabile in ogni caso.” Dunque, le sostanze chimiche da cui siamo circondati e di cui siamo ormai impregnati sono spesso inutili e probabilmente danneggiano non solo i malati di MCS, ma una platea molto più vasta. Perciò, in ogni caso sarebbe utile ridurne drasticamente la presenza nell’ambiente. Siamo quindi di fronte a un’opinione “lievemente” diversa da quella del GdL, in base alla quale, per i malati di MCS, evitare le sostanze chimiche è “inutile”! L’impressione che mi ha dato questo articolo è stata di serietà e concretezza. Seguono le tre pubblicazioni dei ricercatori dell’ISS: Nel 2018, Rossi e Piditis pubblicano la revisione degli studi epidemiologici e diagnostici degli ultimi 17 anni e, dopo averli analizzati, ammettano che non erano riusciti a fare completa chiarezza sulla natura della MCS: “ le conclusioni sono ancora incerte e controverse, anche se sono ampiamente confermati un maggior coinvolgimento del sistema limbico e del sistema autonomo a spese delle aree corticali ”. L’articolo si chiude con le seguenti frasi: “ Come evidenziato dagli studi presentati, l’analisi dei pazienti a livello anamnestico ed eziologico è di grande importanza. In particolare si dovrebbe
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