Sensibilità Chimica Multipla e Istituto Superiore di Sanità

56 documento i sintomi tendono a ridursi con l’evitare, nei limiti del possibile, l’esposizione. Il trattamento include anche il controllo dei sintomi seguendo le migliori pratiche (Best Practice) e la medicina basata sull’evidenza (Evidence Based Medicine). Le conclusioni del gruppo di lavoro sono state duplici: 1) seguire il protocollo diagnostico terapeutico; 2) proseguire con la ricerca anche attraverso studi clinici controllati.” Non so perché l’autrice abbia voluto dilungarsi per valorizzare in qualche modo un documento di cui non può non vedere le colpevoli pecche e che poteva benissimo ignorare. Non mi soffermo sulle omissioni e sulle “imprecisioni” di questa presentazione, ma non posso esimermi dal dire che sono inaccettabili. Qui mi limito a ricordare che il protocollo terapeutico proposto dal GdL consiste nel rassicurare il paziente che non ha nulla di grave. Capisco che, per la dottoressa Rossi (che fa parte dell’ISS), può non essere facile criticare un documento uscito dalla sua istituzione, ma è l’istituzione stessa che, nel momento in cui chiede di essere il centro nazionale di riferimento e coordinamento per l’MCS, deve trovare il coraggio di fare un’autocritica seria e di liberarsi della zavorra culturale che ha ostacolato (e tuttora ostacola) il percorso verso la comprensione di una malattia che, come dice Sabrina Rossi stessa, è un grande campanello d’allarme dei danni che l’inquinamento ambientale sta infliggendo a tutti, soprattutto ai giovani. Su questo percorso, le dichiarazioni del GdL sono state e sono ancora un macigno enorme! Non bisogna dimenticare che, su questa base, i medici sono stati autorizzati a rimanere ignoranti e ai pazienti con MCS sono state negate non solo le cure ma, nella pratica, l’accesso agli ospedali. E ricordo che, grazie a quel documento, sulla pagina del Ministero della Salute, ancora oggi, alla voce MCS, si legge quanto segue: “La sindrome potrebbe essere legata a una condizione di suscettibilità individuale, piuttosto che alla tossicità delle sostanze. Altre ipotesi ritengono che la sindrome sia caratterizzata da disturbi indotti da stress, sviluppati principalmente dalla sensazione di immediato pericolo per l'esposizione a sostanze sconosciute o che si tratti di una complessa sindrome psicosomatica. L’EPA (USA) ha segnalato che circa un terzo delle persone occupate in ambiente lavorativo chiuso, riferisce una particolare sensibilità a una o più sostanze chimiche comuni. Alcuni autori avanzano dubbi sulla reale esistenza di questa malattia come entità patologica a sé stante. “ L’ISS potrebbe incominciare col suggerire di cambiare questa pagina. Il rapporto si chiude poi con la presentazione di un caso clinico e lo scopo è quello di evidenziare la necessità di un approccio interdisciplinare ben coordinato. Tuttavia, da esso emerge anche come la medicina attuale non abbia gli strumenti culturali per affrontare una malattia a patogenesi plurifattoriale e complessa quali sono l’MCS e molte altre malattie croniche attuali. Emerge anche come la tentazione di scaricare l’ignoranza della medicina sulla psiche del malato sia dura a scomparire: è un fantasma ghiotto e di antica data, questo della colpa individuale, pronto a riprender corpo non appena si presenta l’occasione. L’impressione che ho ricevuto dalla lettura di questo rapporto è che nell’ISS (almeno nei dipartimenti che si occupano di ambiente e salute) ci sia piena consapevolezza sia del rapporto fra inquinamento e MCS che dello stretto legame che questa intrattiene con tutte le altre forme di malattie la cui eziologia è sconosciuta. C’è il desiderio di fare un piano serio di monitoraggio di ricerca e di cura, ma che il percorso è arduo. La volontà di non fare chiarezza sul proprio operato precedente non aiuta. Ferrara, 15 dicembre 2022

RkJQdWJsaXNoZXIy MjUwNDY=