Sensibilità Chimica Multipla e Istituto Superiore di Sanità
28 Binder, a differenza di Simon, non si preoccupa della modalità di scelta del campione: i soggetti dello studio, che riportano « sintomi compatibili con la diagnosi di MCS » 18 , al momento del reclutamento sono tutti coinvolti in cause per il riconoscimento di un danno da esposizione a sostanze tossiche sui luoghi di lavoro, e sono tutti pervenuti all’ambulatorio dell’autore perché inviati (dai rappresentanti delle compagnie incriminate) per una valutazione neuropsichiatrica “indipendente”. Non c’è bisogno di essere la Davidoff per vedere i bias dello studio: un conflitto di interessi grande come un macigno, l’enorme errore metodologico nella scelta dei soggetti (tutti coinvolti in processi per il riconoscimento di danni), la non accurata valutazione dei pazienti – l’articolo dice semplicemente « pazienti con sintomi riferibili alla MCS » – e la discutibilità metodologica del confrontare i dati raccolti durante lo studio con quelli di pazienti presenti in archivio. Spiace, ma non sorprende, che i componenti del GdL – in gran parte competenti di metodologia della ricerca – non se ne siano proprio accorti. Dopo aver energicamente escluso che ci possano essere state esposizioni pericolose nei luoghi incriminati (vicinanza a un deposito di gas nervino, interno di una fabbrica di stampanti per computer e una piscina dove venivano usati prodotti al cloro per la sanificazione!), Binder confronta i profili psicologici dei vari gruppi mediante il questionario MMPI-2 19 e trova che gli indici di ansia, depressione e ipocondria dei soggetti con MCS sono superiori a quelli dei due gruppi controllo. Ne deduce che l’essere coinvolti in un contenzioso per risarcimento danni giochi un ruolo importante nella genesi dei sintomi della MCS e che essa sia quindi essenzialmente di origine psicologica. È importante ricordare che nel 2006 erano stati già pubblicati numerosi studi di genetica e di biochimica molecolare: in particolare, gli studi di McKeown-Eyssen e di Martin Pall fornivano prove importanti sulla possibile patogenesi tossica della MCS. Eppure, Binder non li prende in considerazione (31) (24). Ovviamente, nemmeno il GdL. Nancy Fiedler e il suo gruppo sono presenti con 3 lavori pubblicati rispettivamente nel 1994, 1996 e 1997. Nel primo, dal titolo Neuropshycology e Psychology of MCS (32), l’autrice rileva che i pazienti con MCS e Sindrome da Fatica Cronica (Chronic Fatigue Syndrome, CFS) hanno dei disturbi psicologici, ma i sintomi presentati sono gli stessi dei pazienti con disturbi neurologici riconosciuti. Si tratta di un rilievo importante, eppure quasi completamente ignorato dalla maggior parte degli studiosi che si sono occupati di MCS. Nel secondo studio, dal titolo A Controlled Comparison of Multiple Chemical Sensitivities (MCS) and Chronic Fatige Syndrome (CFS) (33) Fiedler dimostra che i pazienti con MCS non sono distinguibili da quelli con CFS sotto il profilo psichiatrico e neuropsichiatrico, e dice anche che una buona parte dei pazienti con CFS si dimostra sensibile a molte sostanze chimiche alle stesse concentrazioni dei pazienti con MCS. Sia i pazienti con MCS che quelli con CFS presentano più spesso dei controlli depressione, ansia e ipocondria, ma il sottogruppo che ne è più affetto è quello dei soggetti con MCS che non ricordano un’esposizione scatenante precisa. La Fiedler suppone che 18 Evidentemente, non avevano una diagnosi fatta da un medico ecologista. Non sono descritti nel dettaglio né i sintomi, né la gravità (cosa che sarebbe risultata facile da fare se fosse stato somministrato il questionario QEESI). 19 MMPI-2 è l’acronimo di Multiphasic Minnesota Personality Inventory-2, un questionario complesso messo a punto dall’Università del Minnesota per scoprire i disturbi della personalità.
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