Sensibilità Chimica Multipla e Istituto Superiore di Sanità

30 psichiatrici fra i parenti di primo grado, e un’indagine sulla prevalenza di Sindrome della Guerra del Golfo 21 tra i veterani di quella guerra. Dei 12 studi citati, ben 6 sono fra quelli bocciati dalla Davidoff, eppure Black ritiene che le loro conclusioni siano comunque attendibili e li inserisce tranquillamente nell’elenco, assieme ad altri 6 studi. Dopo aver riassunto i risultati di questa revisione in due tabelle e aver mostrato che da esse emerge come i pazienti con IEI/MCS siano affetti da depressione, ansia e disturbi somatoformi più spesso dei controlli, Black si dilunga nell’illustrare le possibili origini psicologiche della loro patologia (violenza, stress, disadattamento, etc.) e osserva che, nonostante l’IEI sia associata in maniera statisticamente significativa a disturbi psicologici e/o a problemi sociali, i pazienti negano quasi sempre l’origine psichica della malattia, rifiutano lo psicologo e affermano di aver bisogno di un aiuto medico non psichiatrico. L’autore conclude che un simile cocciuto atteggiamento può essere spiegato solo dal rafforzamento iatrogeno dei loro convincimenti provocato dai medici ecologisti. Black prosegue presentando il riassunto di un suo lavoro molto citato, l’ Iowa Follow-up Study 22 , nel quale tocca anche l’aspetto terapeutico (35). Lo studio parte dai dati di un’indagine effettuata dal suo gruppo nel 1988, nella quale vengono intervistati 26 soggetti con diagnosi di « malattia ambientale », e valuta i cambiamenti avvenuti dopo nove anni. Lo scopo dello studio è conoscere l’evoluzione clinica della IEI e controllare se e quali modifiche sono sopravvenute col tempo nella salute, nelle terapie, nei convincimenti e, complessivamente, nello stile di vita dei pazienti. Da questo controllo, a cui prendono parte 18 dei partecipanti originali (69,2%), emerge che in genere i pazienti si sentono meglio: tutti sono molto soddisfatti delle loro terapie, anche se alcuni non sono più seguiti direttamente da medici ecologisti. Nonostante siano consapevoli della natura controversa della loro malattia, tutti ritengono che sia di origine fisica e non psicologica. Prendono meno medicine di prima, ma hanno cambiato stile di vita e il cambiamento maggiore (e comune a tutti) è « evitare l’esposizione a sostanze chimiche » 23 , sia eludendo i luoghi inquinati che creando un ambiente dove vivere libero da inquinanti. Black non esprime alcun parere e si limita a prendere atto della “stranezza” di queste persone. Segue un altro studio, col quale l’autore ha indagato la possibile relazione fra disturbi psichiatrici di familiari di IEI e i loro congiunti malati (36). Da questa indagine emerge che i parenti di I grado di pazienti con IEI sono affetti da disturbi mentali di vario tipo più spesso dei controlli. Non si spinge a spiegare questa associazione, ma ipotizza che i pazienti con IEI provengano da famiglie con « alta predisposizione genetica ai disturbi mentali » 24 . L’ultimo lavoro presentato è un’indagine fra i reduci della Guerra del Golfo dello stato dello Iowa, condotta qualche tempo prima da Black e collaboratori allo scopo di rilevare la prevalenza di sintomi riferibili alla IEI fra i militari coinvolti nella Guerra del Golfo, e verificare al contempo se ci siano differenze fra il personale impegnato sul campo e i riservisti, e se fra i soggetti con IEI la prevalenza di sintomi e disturbi psichiatrici sia superiore a quella degli altri militari (37). Sull’aspetto psichiatrico, gli autori fanno un 21 La Sindrome della Guerra del Golfo è caratterizzata da un quadro clinico non chiaro, che comprende sintomi di stanchezza cronica, fibromialgia e sensibilità alle sostanze chimiche. 22 L’Iowa Follow Up Study è la continuazione di uno studio del 1990 che aveva, secondo P. Davidoff, ben 13 bias metodologici. 23 Su questo punto si ritornerà quando verrà trattato l’evitamento. 24 [I pazienti con IEI] « may simply come from families genetically “loaded” for mental disorders » . (Testo originale)

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