Sensibilità Chimica Multipla e Istituto Superiore di Sanità
32 Tuttavia, questo dubbio non sfiora mai Hermann Staudenmayer, il sostenitore della teoria più radicale dell’origine psichica dell’IEI/MCS, che afferma: « I fattori psicologici sono necessari e sufficienti per spiegare i quadri clinici dei pazienti con Intolleranza Ambientale » (38) 26 . Nella sua linea di pensiero non c’è spazio per niente altro, neanche per possibili concause, e tutto è spiegabile all’interno della psicologia. H. Staudenmayer decide di dimostrare che, se si applicano alla IEI/MCS i criteri a suo tempo individuati da Bradford Hill per identificare un possibile rapporto di causalità fra due fenomeni che sembrano in relazione fra loro ma di cui non esiste prova certa, si riesce facilmente a escludere l’origine tossica e a provare quella psichica. Perciò, nel 2003, pubblica su Toxicological Review due articoli, in realtà un unico lavoro diviso in due parti, che hanno lo scopo di negare la prima ipotesi e affermare la seconda (39) (40). Il GdL ha deciso di citarli entrambi. Sir Austin Bradford Hill, al tempo professore emerito di statistica presso la London University, nel 1965 aveva pubblicato un articolo in risposta a un problema che gli era stato posto: trovare strumenti per scoprire il possibile ruolo dei fattori ambientali nella genesi di forme morbose, quando non è evidenziabile una relazione diretta di causa ed effetto. Aveva identificato nove distinti criteri e suggerito di usarli come strumento utile per prendere delle decisioni sulla base dei dati disponibili. I criteri individuati sono: forza dell’associazione, consistency 27 , specificità, rapporto temporale, gradiente biologico, plausibilità, coerenza 28 , sperimentazione e, a volte, analogia (41) 29 30 . Dopo aver illustrato il significato di ciascuno dei criteri, lo studioso aveva precisato che « nessuno dei miei criteri può costituire una prova indiscutibile a favore o contro l’ipotesi del rapporto causa-effetto e nessuno è una condizione sine-qua-non. Quello che possono fare, con forza più o meno grande, è aiutarci a decidere di fronte alla questione fondamentale: c’è un altro modo di spiegare l’insieme di fatti che stiamo osservando? Esiste un altro modo plausibile, allo stesso modo o di più, che può spiegare una relazione di causa ed effetto? ». Il lavoro di Bradford Hill è esemplare per chiarezza di esposizione e linearità di pensiero. La sua riflessione, che parte dall’esperienza personale, è caratterizzata dalla prudenza, dall’importanza data al dubbio e dalla consapevolezza dell’incompletezza delle conoscenze che caratterizza il sapere scientifico. Oggi, con l’avanzamento della capacità di analisi delle scienze statistiche, alcuni criteri da lui identificati sono considerati deboli e/o integrabili con altri, ma il principio che aveva ispirato il suo lavoro viene considerato un valore indiscutibile: « Ogni lavoro scientifico è incompleto - sia esso osservazionale o 26 La frase citata da Martin Pall proviene dalla pagina 20 del libro di H. Staudenmayer che porta il titolo Environmental Illness: Myth and Reality (Boca Raton, FL: Lewis Publishers;1999) 27 Il termine “consistency” , spiega Hill, deve rispondere alla seguente domanda: “ [il fenomeno] è stato osservato ripetutamente e da persone diverse, in posti, circostanze e tempi diversi? ” Ho deciso di mantenere il termine inglese perché l’equivalente italiano “consistenza” non ne traduce completamente il significato, così come non lo veicolano altre traduzioni quali: “costanza”, “coerenza”, “compattezza” e “densità”. Secondo me, il termine più aderente all’originale potrebbe essere “diffusione”. 28 Il rapporto di supposta causalità non dovrebbe confliggere con i fatti generalmente conosciuti della storia naturale e della biologia della malattia. 29 Esempi usati sono rosolia e talidomide: se una malattia o un farmaco provocano danni nella prima fase della gravidanza, anche altri potrebbero farlo. 30 L’articolo è stato pubblicato una prima volta nel 1965, ma è stato ripubblicato nel 2015 a cura della Royal Society of Medicine.
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