Sensibilità Chimica Multipla e Istituto Superiore di Sanità
35 in modo da togliere al sistema olfattivo le stimolazioni di fondo (maskers) che ne alterano la risposta (5) 34 35 . Staudenmayer non segue nessuno degli avvertimenti: nessun criterio nella selezione, nessun periodo di disintossicazione. Non solo, dota i partecipanti di mascherine a cui ha aggiunto del profumo, per togliere loro la capacità di riconoscere le sostanze da studiare immesse nell’ambiente! (43). Lo studio più rigoroso che prova come il sistema nervoso-recettoriale dei pazienti con MCS abbia un tempo di adattamento più lungo delle persone normali è posteriore al lavoro di Staudenmayer, ma è disponibile nel 2006: si tratta di uno studio del canadese M. R. Joffres e collaboratori, in cui i partecipanti, prima di essere sottoposti a prove di stimolazione, vengono fatti stazionare in un ambiente privo di inquinanti, per eliminare qualunque causa confondente nell’eccitazione dei recettori (44). Durante quel periodo vengono misurati alcuni parametri fisiologici, fra cui la conduttanza della cute. Emergono due dati oggettivi importanti: il tempo di raggiungimento dello stato basale è significativamente più lungo nei pazienti con MCS che nei controlli; la conduttanza cutanea si modifica nei pazienti con MCS esposti a sostanze chimiche ben prima che essi avvertano lo stimolo olfattivo, e tale modifica è correlata correttamente nel 90% dei casi all’immissione nell’ambiente di sostanze chimiche, e ha specificità e sensibilità superiori a quelle delle percezioni coscienti. Naturalmente, il GdL non ha preso in considerazione questo studio. Terzo criterio: “specificità”. Nel contesto della teoria psicogena, la questione va posta in questi termini: esistono certe condizioni psichiatriche con sintomi specifici? Staudenmayer riferisce che, da alcuni studi, è emerso che molti pazienti con MCS vanno incontro a crisi di ansia o attacchi di panico con sudorazione e iperventilazione quando pensano di essere sottoposti a test di esposizione, sia che si tratti di esposizioni vere che di simulazioni. Ne ha dedotto che: o hanno una condizione neurobiologica simile a quella dei disturbi da panico, o esiste un meccanismo di paura mediato dal SNC (sistema nervoso centrale) che coinvolge corteccia prefrontale, ippocampo e amigdala, che viene attivato in anticipo rispetto al test di provocazione. Pertanto, secondo lui, questi studi psicofisiologici supportano il criterio di specificità per la genesi psichica. C’è da notare che l’autore, volente o nolente, deve dare però una base fisica ai sintomi della MCS, anche se solo in forma di eccitazione nervosa. Che l’eccitabilità di alcuni distretti cerebrali e periferici sia alterata era inoltre già stato dimostrato da Bell e confermato da studi successivi: se Staudenmayer avesse preso in considerazione gli studi di Martin Pall, ne avrebbe anche capito il motivo. Nella mia esperienza di medico anestesista, per più di trent’anni ho potuto constatare ciò che la neurobiologia e gli studi sul trauma hanno definitivamente chiarito negli ultimi dieci: un’esperienza traumatica condiziona il futuro stato del SNC, la cascata neurochimica e perciò la soglia del dolore nel momento in cui il paziente affronterà una nuova esperienza che l’organismo categorizzerà come simile al trauma. Osservare infinite volte il semplice incannulamento di una vena, ad esempio, mi ha insegnato che, se nel paziente esiste il ricordo, conscio o meno, di un incannulamento traumatico o di una situazione simile, lo sguardo, il respiro, la pressione, il battito cardiaco e la tensione muscolare si modificano. Ansia e allerta sono risposte naturali, sane, di un organismo 34 Tutti i sistemi biologici, fra cui il sistema olfattivo, sono molto più sensibili alle variazioni che a una situazione stabile. È esperienza comune entrare in un ambiente e percepire immediatamente un odore strano, per poi perderne consapevolezza dopo pochi minuti di adattamento. 35 Pagg. 300 – 313.
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