Sensibilità Chimica Multipla e Istituto Superiore di Sanità

36 posto in posizione di sottomissione come è la relazione medica, ma sono anche proporzionali all’entità del trauma subito e si riducono enormemente se la nuova procedura si rivela indolore ed è accompagnata da vicinanza empatica. Nel caso dei pazienti con MCS, però, siamo di fronte a persone che vivono continuamente esperienze molto dolorose, sia fisicamente che neurologicamente; per lo più, si tratta di esperienze vissute nella totale incomprensione altrui, causate e poi disconfermate dall’intero sistema sociale. I pazienti conoscono caratteristiche e durata delle crisi ed è perciò naturale che siano in stato di allerta nel momento in cui ritengono di dover affrontare un’esposizione. L’effetto sulla psiche è paragonabile all’essere avvisati che verranno a torturarti e sapere che questo avverrà ogni giorno, per sempre, al di fuori dell’empatia degli altri. Staudenmayer, tuttavia, asserisce che tale risposta di allerta è coerente con la teoria psicogena della malattia stessa. Quarto criterio: “successione temporale”. Staudenmayer riferisce che uno studio genetico israeliano mostra che una certa predisposizione alla timidezza può essere associata a un polimorfismo del gene 5-HTTLPR e che un altro studio evidenzia un’aumentata prevalenza dei disturbi da panico associati all’allele 7 del recettore B della colecistochinina nei pazienti con IEI. Quindi, secondo lui, sarebbe ipotizzabile una predisposizione genetica e inoltre, aggiunge, storie di traumi psicologici sono più frequenti nei pazienti con MCS che nei controlli. Di qui, l’asserita aderenza al criterio di temporalità: correlazione assolutamente forzata e azzardata, resa possibile solo dal fatto che l’autore, come al solito, dimentica di valutare tutte le possibili cause di intossicazione di origine organica. Nel 2003, però, erano già ben noti gli effetti derivati da esposizioni precoci, prenatali e neonatali, agli inquinanti ambientali, in particolare agli interferenti endocrini (anche se non erano stati ancora chiariti i meccanismi epigenetici). Il quinto criterio, il “gradiente biologico”, descrive il rapporto fra dose ed effetto. I traumi emotivi non possono essere facilmente quantificati, ma c’è un’ampia letteratura sulla correlazione fra qualità e quantità degli eventi traumatici infantili e la comparsa di disturbi psicopatologici in età adulta (la Sindrome da Stress Post-Traumatico, semplice o complessa – PTSD e C-PTSD – è un quadro possibile). I traumi psicologici gravi non relazionati alla malattia, secondo Staudenmayer, sono spesso presenti anche nella Sindrome da Sensibilità Chimica Multipla e di qui, a suo parere, l’aderenza al criterio sarebbe soddisfatta. Sesto criterio: “plausibilità biologica”. Per sostenere la validità di questo punto, lo psichiatra di Denver si dilunga nell’illustrare i meccanismi e i processi di percezione e apprendimento in grado di spiegare la neurobiologia e la fisiologia dei sintomi multi- sistemici associati all’IEI. Il primo meccanismo citato è quello pavloviano classico, con le sue derivazioni. In questo fenomeno, le risposte emotive e cliniche si fondano sul ricordo di un’esperienza condizionante passata, tuttavia Staudenmayer si trova ad ammettere che molti pazienti con IEI sviluppano le loro intolleranze senza avere ricordi di esposizioni precedenti né a sostanze tossiche, né a odori. Allora, sostiene, si tratta di apprendimento basato sulla « convinzione di un’esposizione »: meccanismo che rientra nell’ambito della « sensibilità appresa » e che è spiegato da idee e credenze. La sensibilità appresa quindi è il processo mediante il quale alcune persone sviluppano sintomi in presenza di bassissime concentrazioni di sostanze chimiche che loro ritengono tossiche. Si tratta, in pratica, dello stesso meccanismo patogenetico proposto da Giardino (28), ma con molta più convinzione. E, continua Staudenmayer, è possibile che vi sia un ulteriore meccanismo, correlato al fatto che gli eventi traumatici e quelli non traumatici sono memorizzati in

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