Sensibilità Chimica Multipla e Istituto Superiore di Sanità

40 che aspettano in persone che vengano a trovarsi in condizioni quali quelle dei pazienti con MCS (gruppo dei professionisti). Il terzo coinvolge un secondo gruppo di pazienti con MCS (gruppo testato), e anche a questi si chiede di rispondere al questionario MMPI-2, come normalmente avviene per la valutazione psichiatrica/psicologica delle persone. Dai dati del primo gruppo emerge che, secondo i partecipanti, dopo l’insorgenza della malattia il profilo è peggiorato nelle scale di ipocondria e isteria. Dai dati del terzo gruppo si rileva invece un aumento nelle scale di ipocondria, isteria, depressione (solo le donne) e schizofrenia. Dai dati del secondo gruppo, però, quello dei professionisti nel campo della sanità, emerge che i profili che questi si aspettano da persone in queste condizioni sono tutti peggiori di quelli che effettivamente hanno poi rilevato nei pazienti. Le autrici concludono che « i nostri dati supportano la conclusione che le persone con MCS non presentano alcun disturbo psicopatologico in eccesso rispetto a quelli prevedibili in un soggetto sano di mente che si trovi a fronteggiare una vera malattia con sintomi della MCS […] Supposizioni sbagliate di eziologia psicogena, seguite da diagnosi inappropriate, possono stigmatizzare le persone, alienare loro famigliari e amici, banalizzare le loro sofferenze e sottovalutare la loro salute mentale, come pure il loro coraggio e la loro forza. Perciò, interpretando erroneamente i dati delle valutazioni psichiatrico/psicologiche, rischiamo di aggiungere sofferenza a persone che stanno già soffrendo » . Questo è quello che hanno fatto in maniera sistematica le autorità sanitarie del nostro paese. Analisi dei due studi clinici sperimentali Forse per dimostrare di aver fatto una valutazione completa della letteratura sulla MCS, il GdL ha inserito in bibliografia due studi clinici eseguiti presso il Dipartimento di Medicina Occupazionale e Ambientale dell’Ospedale Universitario Svedese di Lund: il primo ha come primo autore Kay Östenberg , il secondo Frida Carlsonn , entrambi medici del lavoro. Nello studio di Östenberg sono stati arruolati soggetti sani ma ipersensibili agli odori, ai campi elettromagnetici o a entrambi. Suddivisi in tre gruppi, sono poi stati esposti, assieme a un gruppo di controllo, a un’atmosfera contenente concentrazioni di n- butil acetato molto inferiori a quelle considerate pericolose. Ne è emerso che i soggetti disturbati sia dagli odori che dai campi elettromagnetici avevano presentato un disturbo significativamente maggiore sia rispetto ai controlli che a quei soggetti che erano sensibili solo agli odori o solo ai campi elettromagnetici. Gli autori concludono che l’essere ipersensibile sia alle sostanze chimiche che ai campi elettromagnetici è un indice predittivo di sviluppare in futuro una MCS superiore all’ipersensibilità chimica o elettrica isolate (50). Frida Carlsonn e coll. hanno monitorato per cinque giorni il livello di cortisolo di quattro gruppi di persone simili a quelli dello studio precedente, per vedere se nei soggetti ipersensibili era evidenziabile un livello di stress superiore a quello dei controlli. Non è comparsa alcuna differenza per cui gli autori concludono che « sottili processi stressanti psicologici possono essere importanti nello sviluppo di disturbi ambientali » (51). Si tratta di due studi onesti. Tuttavia, proprio perché mettono a confronto persone sane e non le seguono nel tempo, non possono dire nulla sulla patogenesi delle malattie

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