Sensibilità Chimica Multipla e Istituto Superiore di Sanità

47 Si può notare come anche gli esperti ministeriali, mentre dicono che è necessario attendere nuove evidenze dalla letteratura scientifica prima di esprimere un parere definitivo, affermino con assoluta sicurezza – quasi superiore a quella del GdL – che i problemi legati all’esposizione alle sostanze chimiche possono essere facilmente risolti nelle strutture esistenti. Fanno inoltre puntualizzazioni sulle terapie e, mentre nel documento del GdL si nega la validità di « trattamenti stravaganti » senza fornire ulteriori specificazioni, quello ministeriale precisa che « sono inesistenti le evidenze di efficacia dell’impiego di terapie a base di vitamine ». Dai lavori citati dal GdL, in effetti, non emerge molto. Tuttavia, lo studio della Gibson riferisce un rapporto beneficio/danno per le vitamine C ed E dieci volte superiore ai trattamenti psichiatrici e trenta volte superiore alle terapie con psicofarmaci. Sappiamo inoltre che nel 2008 la letteratura sull’importanza di supplementi vitaminici e integratori era ormai molto ricca e autorevole, in grado di spiegare il razionale del loro impiego. Come ormai sappiamo, il GdL non ha guardato con particolare attenzione gli studi che si occupano di terapia, anche se la richiesta ufficiale riguardava proprio questo aspetto. I membri del CSS, poi, non hanno notato questa carenza. Se però l’avessero fatto, avrebbero scoperto i numerosi e importanti studi che chiariscono le basi biochimiche dell’efficacia degli integratori vitaminici (38) 53 . I sette punti delle considerazioni conclusive sono inoltre preceduti da premesse generali che contengono due contributi originali degli esperti del CSS, inseriti con l’evidente intento di dare forza alle conclusioni. Il primo è un riferimento bibliografico aggiunto a quelli presenti nel documento del GdL. I componenti della II Sezione del CCS avevano già considerato esaustiva quella bibliografia, ma poiché da poche settimane era uscito uno studio, ad opera di un gruppo tedesco, che sembrava dimostrare che nei pazienti con IAARC/SMC la comparsa dei segni o sintomi era indipendente dall’esposizione a sostanze chimiche ambientali, hanno ritenuto opportuno aggiungerlo per chiudere la discussione una volta per tutte. Si tratta di uno studio condotto da Suzanne Bornschein e dal suo gruppo: vista l’importanza che gli viene attribuita, viene illustrato. Si tratta di uno studio in doppio cieco a cui hanno preso parte 20 pazienti che hanno dichiarato di essere affetti da MCS e 17 controlli sani. I partecipanti dovevano entrare per sei volte consecutive e per brevi periodi in un ambiente che, a loro insaputa, conteneva a volte aria pulita, a volte aria contaminata da piccole quantità di una miscela di idrocarburi inodori. Alla fine di ogni esposizione, venivano registrate le sensazioni percepite e alcuni parametri clinici (53). Per escludere reazioni allergiche, tutti i partecipanti erano stati preventivamente testati nei confronti dei componenti della miscela di inquinanti. I risultati della sperimentazione sono stati che non vi era alcuna differenza significativa fra pazienti e gruppo di controllo, né nelle reazioni soggettive riferite, né nei segni obiettivabili (pressione, frequenza cardiaca, etc.). Gli autori concludevano che « se vi è una differenza tra pazienti con MCS e persone normali, questa è molto piccola » e sollecitavano altri a ripetere l’esperimento. Ammettevano, tuttavia, che il loro studio aveva dei limiti. Il problema principale era che i pazienti MCS gravi avevano rifiutato di partecipare, perciò erano state arruolate solo persone con insorgenza recente del disturbo, o che all’epoca della sperimentazione avevano già registrato « remissione della malattia ». 53 Pag. 265 – 316.

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